martedì 9 ottobre 2012

Primo PARTECIPARE

Di solito su questo blog raccontiamo in prima persona (se non fosse sgrammaticato diremmo in prime persone) riferendo di fatti ed eventi, a maggior ragione quando  siamo tra gli organizzatori.
Ma per raccontare la presentazione di sabato e per far comprendere quello che secondo noi ha rappresentato al di là del chiaro valore dell'informazione, anzi della controinformazione, usiamo le parole di Marcello, che meglio di chiunque altro altro, riesce a trasmettere cosa è stato.
Il post è sul suo sito e noi lo abbiamo voluto mettere così, senza riscriverlo;  bellissimo, scritto con la sua vecchia compagna Lettera 22.


 Per visualizzare il testo sul sito di Marcello http://www.stradebianche.org/

venerdì 5 ottobre 2012

Liscia, gassata o inquinata? Com'è l'acqua che beviamo?

Domani alle 10.30  all'Auditorium della BCC  di Pitigliano, Roberto Barocci presenterà il suo libro "Arsenico e scellerati progetti".
Ma di  cosa parleremo? Anzitutto della salute e dello stato dell'ambiente ma anche della politica e di chi ci amministra, che ha il compito di difendere la salute pubblica, salvaguardare l'ambiente dove viviamo e difenderci dai furbetti che vogliono far soldi sulla nostra pelle.

Parleremo dei casi più eclatanti di inquinamento da arsenico nel nostro territorio, prodotto delle attività minerarie ed industriali e dell'arsenico  presente purtroppo anche nei nostri acquedotti.

La Comunità Europea ha intimato all'Italia di rientrare entro dicembre 2012, nei parametri previsti di 10 microgrammi/litro di Arsenico, quantità  considerata già alta, se al fine di scongiurare i pericoli devastanti per la salute  l'EPA l'ente nazionale per la protezione dell'ambiente statunitense chiede che la presenza di questo elemento nell'acqua da bere sia pari allo zero.
Le indicazioni dell'OMS sono degli anni 80, la Comunità europea le recepisce solo nel 1998 e l'Italia nel 2001, ma attenzione iniziano le richieste di deroghe e per altri 10 anni continuiamo a bere acqua con presenza di arsenico superiore anche del 500% dei limiti fissati, le deroghe le chiedono lo Stato e le regioni compresa la Toscana.
Il Ministero della Salute prevedeva sostanzialmente due cose: che fosse data informazione alle popolazioni rispetto alla pericolosità dell'elemento presente nell'acqua e che si procedesse velocemente alla rimozione delle cause che ne determinano la presenza.
E qui scoppia la bagarre, perchè da un lato c'è la Regione  Toscana che afferma che l'arsenico è da sempre presente nelle acque e causa delle caratteristiche geologiche del nostro territorio e dall'altra altri tecnici, i comitati e anche dei cittadini che ritengono le attività legate alla Geotermia le responsabili dell'inquinamento da arsenico.

Domani si parlerà di tutto questo, noi abbiamo invitato anche i Sindaci dei nostri comuni e di quelli vicini, abbiamo anche invitato coloro che sono a conoscenza di quanto racconta Roberto, sono gli amministratori che attualmente o in passato a diversi livelli in Regione, in Provincia, nei Comuni hanno avuto un ruolo diretto o indiretto in quelle vicende e possono raccontarci come stanno le cose.
Vorremmo che domani costoro fossero con noi, per primi i Sindaci perchè più vicini alla gente, perchè sulla salute non si scherza, e parlando di salute i primi responsabili sono loro,  loro è il compito di vigilare, rassicurarci e dirci cosa succede.

Contiamo anche nella partecipazione degli amministratori regionali e provinciali e anche dei dirigenti del Servizio Idrico, perchè pensiamo che il loro primo interesse e il loro compito sia rivolgersi ai cittadini che rappresentano e ascoltarli, soprattutto quando le questioni riguardano la salute pubblica.

La presentazione del libro di domani non vuole essere un atto di accusa nei confronti di nessuno, ma un momento di informazione, un'occasione nella quale dei cittadini venuti a conoscenza di questioni allarmanti chiedono maggiori informazioni e chiarimenti.

Domani, in sala,  i primi posti saranno riservati agli invitati, vedrete i loro nomi scritti sui cartellini appoggiati alle spalliere delle poltrone; ci auguriamo che queste  siano tutte occupate, infatti la presenza di ogni amministratore sarà la dimostrazione della sua disponibilità, della volontà di stare tra la gente per rispondere alle domande e fugare i dubbi.

Questa la lista degli Amministratori ed ex Amministratori invitati.



Bramerini Annarita Assessore Ambiente Regione Toscana
Ceroni Claudio Presidente Acquedotto del Fiora Spa
Marras Leonardo Presidente Provincia di Grosseto
Galli Marco Presidente Unione dei Comuni Colline del Fiora
Perriccioli Moreno Presidente Ato 6 Ombrone
Presidente del Parco della Miniera Massa Marittima
Rossi Enrico Presidente Regione Toscana
Sani Luca ex Sindaco di Massa Marittima  - Deputato PD
Sindaco  e Assessore all’Ambiente Comune di Acquapendente
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune  di Bolsena
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune di Castell’Azzara
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune di Farnese
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune di Gradoli
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune di Latera
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune di Manciano
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune  di Massa Marittima
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune di Pitigliano
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune  di Proceno
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune di San Lorenzo
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune di Scarlino
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune di Sorano
Sindaco e Assessore all’Ambiente Comune  di Viterbo
Ulivieri Franco Presidente Unione dei Comuni dell'Amiata Grossetana. 


giovedì 9 agosto 2012

"Arsenico e scellerati progetti". Rapporto sulla Maremma sottotraccia

Il libro che vi invitiamo a leggere è l'ultimo scritto-denuncia di Roberto Barocci che svela, ma soprattutto ricostruisce i fatti, le azioni e le scelte che hanno prodotto nella nostra provincia danni ambientali gravissimi  ormai evidenti ed in parte ammessi, anche da coloro che "nell'ufficialità" hanno tentato di negare, sottacere o minimizzare.
Scarlino, Follonica, Montieri, Massa Marittima e poi  il fiume Merse e il fiume Fiora, sono i luoghi simbolo di una maremma diversa e sconosciuta, quella maremma sottotraccia ai selvaggi ed incontaminati paesaggi della promozione turistica.
Vicende locali che raccontano le lotte inascoltate di piccoli contro i grandi colossi economici ed industriali, della battaglia solitaria di gente semplice come i minatori di Campiano che si scontrano contro i muri di gomma di poteri a volte smisurati e di complici connivenze locali.

Roberto raccoglie una mole di documentazione, acquisisce pareri, ricostruisce gli avvenimenti, fa i nomi e i cognomi e ricompone il quadro delle responsabilità.

A seguito della pubblicazione dei suoi scritti ha ricevuto alcune querele la maggior parte sono archiviate o ritirate.

Ve lo proponiamo perchè quello che vi è scritto ci riguarda da vicino, perchè è accaduto e accade nel nostro territorio, nella nostra Maremma, che non si interrompe sui confini comunali,  perchè chi è in prima linea nel voler difendere il proprio diritto alla salute è il nostro vicino di casa, e perchè il nostro primo dovere è sapere.

Il libro è alla seconda ristampa, e l'editore Marcello Baraghini e l'autore hanno deciso di rinunciare al copyright, il volume è interamente autoprodotto e diffuso gratuitamente, con possibilità di essere scaricato dalla rete: una scelta che pone la diffusione della cultura fuori dai controlli e dai circuiti "dell'informazione di regime" come la definisce lo stesso editore.


La copertina
"Nei libri precedenti, “ArsEnico” del 1997 e “Maremma Avvelenata” del 2002 pubblicati nelle collane Millelire e Margini di Stampa Alternativa, preannunciavamo il disastro sul fiume Merse sulla base delle quantità di rifiuti tossici, contenenti un potente cancerogeno, l’Arsenico, smaltiti illegalmente dalle società Eni nelle cavità di una miniera della Toscana meridionale.
La Magistratura inquirente lo ha definito “uno scellerato progetto”, ma altri se ne sono aggiunti. Questa volta documentiamo i disastri avvenuti mentre se ne preannunciano di nuovi provocati dallo sfruttamento geotermico sull’Amiata.
Eni ed Enel stanno privando un vasto territorio di acqua potabile naturale e di buona qualità, che solo in parte viene trattata chimicamente per poterla recuperare ad usi civili, dopo molti anni di deroghe ai limiti indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Sveliamo qui un sistema collaudato anche in altre regioni, che ha consentito all’Eni di inquinare impunemente un territorio di rara bellezza e nello stesso tempo consente ai responsabili di non pagare, ai controllori di non controllare.
Poiché non c’è più tempo per aspettare, documentiamo abusi e omissioni degli amministratori toscani con nomi e cognomi sulla base di atti amministrativi e di fatti documentati, che ricostruiscono circostanze e responsabilità. La conoscenza dei quali porta cittadini e Comitati all’indignazione e alla volontà di partecipare per modificare le scelte. Si pongono le condizioni per una nuova resistenza in difesa dei valori della Carta costituzionale e dei beni primari, salute e acqua."




Scarica il libro:
http://www.barocci.it/roberto/pdf/arsenico-e-scellerati-progetti.pdf

lunedì 30 luglio 2012

Campo di Libera 2012 - "...fine campo mai"



Questo post non lo scrivo io, ma una mia omonima, Giovanna di Milano che ha raccontato con il cuore la conclusione del Campo, lascio a lei commentare, a lei che ha trovato le parole.

"tutti in cerchio intorno al monumento dedicato a Gianluca
Si è concluso il campo E!State Liberi 2012 al Don Milani dedicato a Gianluca Congiusta.
Lo abbiamo voluto chiudere nel posto dove a Gianluca è stata strappata la vita, alla stele che c’è in suo ricordo a Siderno.
Mentre in questi giorni sul bene confiscato con zappa, rastrello e pale abbiamo tolto l’erba cattiva è a lui che abbiamo pensato, a Gianluca e alle altre vittime della mafia. E allora dove non arrivava la pala o la zappa ci siamo messi con le mani a strappare le radici di quello che c’era prima sul bene confiscato a Rocco Schirripa, che ora invece si chiama “villa milani” ed è diventato casa nostra.  E ci siamo messi anche col cuore a cercare di strappare da noi e da chi ci stava vicino pregiudizi, convinzioni sbagliate e resistenze.
Gianluca, Lollò, Rocco, Vincenzo, Giuseppe, Celestino… ci hanno aiutato loro a vincere le nostre resistenze, come ci hanno aiutato i loro cari, prendendoci per mano ed accompagnandoci in questi giorni, ci hanno aiutato Luca, Francesco, Salvatore, Mimmo, Elga, Sonia e Luigi con il loro esempio ed il loro lavoro ogni giorno al Don Milani e ci hanno aiutato tutte le persone che abbiamo incontrato durante il cammino con le loro testimonianze.
E’ con tutto questo nel cuore che siamo arrivati alla stele a Siderno, già emozionati.
Ci aspettavano lì, Mario e Donatella, il maggiolino giallo con il sorriso di Gianluca e poi Paola, Alessandro e il legale e amico della famiglia Congiusta.
Ci siamo presi tutti per mano e messi in cerchio, ad abbracciare quel luogo, ad abbracciare quello che rappresenta e il dolore di Mario, Donatella, Alessandra e Roberta.
Lo abbiamo fatto in silenzio, davanti alle macchine che ci sfilavano accanto.
Qualcuno insistentemente e con aria di sfida, qualcun altro si è fermato solo un istante per farsi il segno della croce e salutare Gianluca. E noi siamo rimasti lì, davanti a chi partecipava con noi al ricordo, ma anche e soprattutto davanti a chi ci stava sfidando, passando e ripassandoci accanto. Noi ci siamo e non abbiamo paura, l’ho detto a Donatella stringendole la mano un po’ più forte.
Non ci sono stati grandi discorsi, chi ha voluto ha detto un suo pensiero, ma ai più l’emozione ha impedito di parlare. Ci siamo tenuti stretti, guardando lo stesso punto, non riuscendo più a trattenere le lacrime che scivolavano giù silenziose dietro agli occhiali da sole.
E dentro quelle lacrime c’era tutto. Il dolore, la memoria, la stanchezza, la rabbia, il desiderio che il campo non finisca, la speranza di non perderci di vista… e poi quello che ognuno di noi ci ha messo di suo. Qualcuno si è rinnamorato della propria terra, qualcuno ha sentito che la sua vita è cambiata, qualcun altro che d’ora in poi non potrà più fare finta di niente, qualcuno ancora la paura di perdere tutto quello che di meraviglioso ha incontrato, o rincontrato, durante questo campo.
Per un istante ho provato a guardarci da fuori, 23 persone con le magliette uguali, che si tengono per mano attorno ad una stele e piangono. Se ridotto al semplice gesto sembrerebbe ridicolo.
A nessuno è venuto da ridere però.
Dopo diversi minuti Mario ci ha chiesto se avevamo voglia di far arrivare un applauso fino al cielo.
E finalmente abbiamo potuto farci sentire, che in molti durante quei minuti di silenzio avrebbero voluto gridare non riuscendoci. E così è partito un applauso lungo, denso, sentito.
Parte come uno scoppio, come una risata, liberatorio. E poi piano piano le mani iniziano a battere tutte allo stesso ritmo, come se stessimo cantando tutti una stessa canzone, sono le corde delle stesse emozioni che si stanno muovendo in ognuno di noi.
E’ un applauso che ci libera e ci avvicina, ci rende una cosa sola.
Un applauso che ha lo stesso suono dei colpi di pistola con cui la ‘ndrangheta uccide, un colpo secco, poi un altro, poi un altro ancora… i nostri colpi però vogliono riportare in vita, con il ricordo e l’impegno, ogni vittima di quelle che i loro ci hanno ucciso.
Quando dopo tantissimo l’applauso finisce  ci ritroviamo tutti vicini, commossi e percorsi da mille emozioni.
Qualcuno si abbraccia, qualcun altro si unisce a quell’abbraccio e da 2 a 3 a 4 diventiamo in tanti lì, in un unico grande abbraccio, invitiamo ad unirsi a noi chi è rimasto fuori ed è così che ci siamo ritrovati, tutti, a stringerci forte, a piangerci sulle spalle, a sorridere, stretti cuore contro cuore.
Se ci fosse stata una colonna sonora per quel momento sono sicura che “Urlando contro il cielo” di Ligabue sarebbe stata perfetta… “IL PATTO E’ STRINGERCI DI PIU’, PRIMA DI PERDERCI, FORSE CI SENTONO LASSU, E’ UN PO’ COME SPUTARE VIA IL VELENO, URLANDO CONTRO IL CIELO…”
Ora siamo davvero tutti senza maschere, con il cuore allo scoperto, ci sentiamo fragili, è difficile parlare, ma certe cose di parole non hanno bisogno. Meglio agire.
Allora ci siamo presi per mano, e insieme a Mario ci siamo incamminati sul corso principale di Siderno, diretti alla gelateria.
Mario con la sua maglietta rossa e noi con le nostre azzurre, una specie di bellissimo corteo, il quarto stadio dell’antimafia. Ci hanno visto, ci hanno sentito, e soprattutto hanno visto ciò che volevamo dirgli. Noi siamo con Mario e la sua famiglia, siamo con Deborah, Stefania, Con i coniugi Fava, con i Tizian, siamo con il Don Milani e con chi ogni giorno su questo territorio lotta per la legalità e la giustizia. Ho provato una particolare soddisfazione quando il nostro piccolo corteo è passato sotto la sede di un giornale, con cui spesso ho avuto da ridire durante questi ultimi mesi, ho pensato che mentre loro dall’alto sparano sentenze e fango su chi la lotta alla mafia la fa davvero, noi eravamo concretamente vicini a Mario nel suo cammino, noi ci siamo sporcati le mani e abbiamo lavorato al bene confiscato, noi abbiamo davvero fatto qualcosa. Le chiacchere servono a poco e perdono subito valore davanti al peso dei fatti.
Le persone ci sorridono, alcune chi chiedono chi siamo, altre ci guardano male. A noi poco importa, siamo troppo orgogliosi di camminare li insieme a Mario davanti a tutti per abbassare lo sguardo anche solo un istante.
La serata poi è finita al Don Milani, con una grande, e come al solito buonissima, cena, con balli, canti e scherzi. Ci siamo fatti foto buffe seduti sui sanitari che abbiamo comprato per “villa milani”, la vita di questo bene confiscato parte da qui, dal lavoro di tanti mesi del Don Milani per ottenerlo, da quello nostro di questi giorni per ripulirlo e dagli autografi sul primo wc. Ci sono progetti bellissimi per questo bene confiscato, e noi che lo abbiamo visto nascere non vediamo l’ora di vederlo crescere e diventare una realtà grande. Lo accompagneremo per quanto ci sarà possibile, è casa di tutti noi.
Il campo non finisce qui, è un arrivederci, ne sono sicura, torneremo presto.
 Liberi."
Giovanna Arcolacci

lunedì 23 luglio 2012

Gioiosa Jonica - Campo di Libera 2012. Marcia della Memoria

...come si fa ad essere tristi in un luogo che porta questo nome? Una evidente provocazione, pensi alla Locride e automaticamente l'associ con la 'ndrangheta, il pizzo, i morti ammazzati, l'illegalità imperante e diffusa, i sequestri e l'Aspromonte tristemente famoso, il traffico di droga e di clandestini, la prostituzione ...

Che tristezza... come può la gente vivere con tutto questo?

La prima sera che sono arrivata al centro Don Milani, l'Associazione che aderisce a Libera ed organizza il Campo, ho conosciuto Mario Congiusta, di lui mi hanno colpito subito la determinazione e il coraggio.
Mario ci ha raccontato che la 'ndrangheta ha ammazzato suo figlio; lui dal quel giorno non si ferma mai, la sua vita è dedicata a raccontare cosa è la malavita organizzata, a far conoscere come agisce e dove si nasconde.
Mario parla di suo figlio morto a soli 32 anni, la fatica e il dolore sono evidenti, ma lui stringe i denti a va avanti perchè ogni morto ammazzato ha un nome, una storia e una famiglia che muore con lui:  quel nome e quella storia non si debbono dimenticare.
Dimenticarli è ammazzarli due volte, dice Mario, il loro sacrificio è la testimonianza del coraggio di guardare la mafia dritta negli occhi e dire no, chi cade combattendo la mafia strappa all'illegalità e al sopruso un pezzetto di libertà, per ognuno di noi.

Mario però non è triste, Mario è arrabbiato, indignato e fiero, combatte ogni giorno portando un sorriso per ognuno e dentro il suo dolore.

Oggi è il 22 luglio e si va in Aspromonte, alla Marcia della Memoria per le vittime della 'ndrangheta.

La marcia è organizzata da Libera, la lunga carrovana di mezzi si snoda lungo stradine impervie e sale passando in mezzo a San Luca: il centro del potere della ndrangheta in tutto il mondo.
Mario è venuto con il maggiolone giallo di Gianluca, ci sono tante associazioni che partecipano, siamo davvero tanti.

L'Aspromonte ci attende con la sua bellezza selvaggia e i picchi rocciosi che si alzano improvvisi e nudi sui pendii verdi, da lì seguiremo un percorso segnato dai nomi dei tanti morti ammazzati, fino a Pietra Cappa dove sono stati  ritrovati i resti dell'ultimo sequestrato ucciso: Lollo Carpisano.















Anna e Totò Fava
Anna e Totò Fava camminano vicini, lei ha i capelli grigi raccolti sulla nuca, portano ancora il lutto e il dolore negli occhi; hanno modi i semplici e cortesi dei contadini, i sorrisi sinceri, hanno portato al campo il caffè caldo nei thermos e i pasticcini, Totò offre orgoglioso anche le pere raccolte la mattina.
Quando Totò parla di Celestino le parole si spezzano in gola, Celestino aveva 22 anni e dice il padre era un ragazzo gioioso, è stato ammazzato a Palizzi dove abitava, la mattina del 29 novembre 1996, insieme a Nino Moio di 27 anni mentre erano a raccogliere la legna, sugli omicidi non è mai stata fatta luce.
Anna e Totò mi hanno stretto il cuore, forse è la loro semplicità a commuovermi o forse il sapere che hanno vissuto dieci lunghi anni senza uscire di casa, sopraffatti  e emarginati dal sospetto e dal pregiudizio della gente del loro paese, le indagini svolte non hanno avuto alcun esito ma hanno dimostrato in modo inconfutabile che Celestino era una persona onesta e completamente estraneo alla ndrangheta e ai suoi loschi affari.

Il percorso di montagna sale e scende, attraversa alcune fiumare, non tutte sono completamente asciutte.Non è facile camminare sotto il sole e ti rendi conto di quanto quel luogo sia isolato dal resto del mondo, capisci perchè era territorio indiscusso della 'ndrangheta.
Scorci bellissimi si aprono improvvisi sugli strapiombi e sui picchi rocciosi, Pietra Cappa imponente vigila su tutto il nostro cammino.
 

Deborah Carpisano racconta il grande amore che suo padre Lollò  le ha trasmesso per l'Aspromonte, oggi dopo il ritrovamentodei suoi resti è divenuto per lei un luogo sacro,
Lollo era un fotografo (era stato anche un giocatore di calcio della Reggina) che si è rifiutato di pagare il pizzo e  ha denunciato, fu sequestrato a il 22 luglio del 1993, di lui non si seppe più nulla, solo dieci anni dopo, la lettera aninima, forse del carceriere pentito indicò alla famiglia dove si trovavano i suoi resti, ai piedi di Pietra Cappa.
Deborah ci regala le parole del padre: "se ognunodi noi non fa la sua parte, se tutti vanno via a chi rimane questa Calabria?".

Mario Congiusta stringe tra le mani le racchette da trekking di Gianluca e ci racconta con forza la sua indignazione, ci grida che la stessa indignazione e la stessa rabbia devono essere nostre, a causa di una politica che è ambigua e un parlamento che lascia vuoti legislativi, fare la lotta alla mafia è difficile, ci dice, se non ci sono gli strumenti la battaglia è persa. La lotta alla mafia e per la legalità riguarda ognunodi noi, dobbiamo pretendere, ripete, che ognuno faccia la propria parte dobbiamo pretendere che lo stato e la politica siano dalla parte delle persone per bene. E' tanto arrabbiato Mario, racconta che il parroco di Rosarno solo due giorni fa chiamato a deporre in un processo contro la potente famiglia Pesce, ha dichiarato di esserne amico. Tutte le Istituzioni, tutta la Chiesa, e la società civile, grida, devono sapere da che parte stare.

Scendiamo lentamente, per quel po' di strada che rimane, in silenzio e con gli occhi lucidi, sotto il sole che non risparmia, ci accompagnano le cicale e i campani delle capre, nella testa rimangono le parole, i volti, le storie, proviamo a non dimenticare, proviamo a ricordare che tutto questo ci riguarda.


Per saperne di più:
http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1
http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5745
http://www.gianlucacongiusta.org/
http://www.stopndrangheta.it/stopndr/progetto.aspx
http://www.dasud.it/
http://www.donmilanigioiosa.com/