martedì 15 novembre 2011

Nel territorio le chiavi dello sviluppo

Il territorio è una risorsa e il motore dello sviluppo locale: è il pensiero di Anna Ghetti e Costanza Giunti che ci raccontano, in questa intervista, dove sono le leve per lo sviluppo del nostro territorio.
Territorio inteso come entità sovracomunale e definita dalle caratteristiche orogenetiche, ambientali e biologiche, economiche e storiche che lo rappresentano.

Quello che emerge è una visione congruente e organica, fatta di tasselli che formano un sistema, sistema che risponde alle necessità di sviluppo e conservazione dell'ambiente storico e naturale, che investe nella formazione e nelle energie rinnovabili, e che trova nell'Ospedale di Medicina Integrata di Pitigliano il suo punto focale.

Buona visione a tutti


13 commenti:

  1. WOWOWOWOWOWOWOW

    bravissime

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  2. Giovanna Pizzinelli Slow Food Pitigliano16 novembre 2011 alle ore 12:25

    Ho trovato molto interessanti le proposte fatte da Anna e Costanza sullo sviluppo possibile del nostro territorio, perchè concrete e attuabili. La realtà economica locale è fatta prevalentemente da aziende che operano nel settore produttivo di qualità, molte sono biologiche, molte hanno puntato su produzioni tipiche e locali, sull'accoglienza, e sull'artigianato di qualità. Il settore enogastronomico tira un mercato che mantiene una certa stabilità, pur in una evidente fase critica. Tutto questo assieme all'offerta ambientale e artistica rappresenta una risorsa che ormai da anni garantisce flussi turistici abbastanza costanti nei nostri paesi.
    Adesso si tratta di fare il salto di qualità e decidere quale dovrà essere la prospettiva, la visione del nostro sviluppo.
    Per fare questo è necessario fare in modo che queste scelte, che spesso in maniera naturale si sono generate, finiscano dentro un sistema che sia in grado di sostenerle e potenziarle, che sia in gredo di favorirle e trovare soluzioni davanti ai problemi, che sia in grado di comunicarle e darle la giusta visibilità in termini di offerta turistica di qualità.
    Serve che le future amministrazioni ai vari livelli sappiano concordare con queste realtà dei piani di sviluppo e indirizzino le loro azioni al raggiungimento degli obiettivi previsti.
    Occorre che tutti gli attori del sistema si sentano parte di un tutto, che tra questi prenda forma un sorta di alleanza tra chi produce, chi trasforma (laboratori, ristoranti...), chi fa accoglienza (e propone e sa raccontare i prodotti del territorio)a chi li commercializza.
    Esistono poi altre forme di sostegno all'agricoltura che dobbiamo necessariamente attuare, affinchè si inverta il processo di disaffezione e abbandono progressivo delle campagne,soprattutto tra i giovani, occorre trovare con gli agricoltori strategie che consentano loro di avere un mercato locale, in modo da garantire a chi produce maggiore certezza e maggiore equità di reddito(attualmente i costi di produzione di un litro di latte o un quintale si grano sono superiori ai ricavi derivanti dalla vendita.
    Allora investire nella filiera corta (seriamente), nei mercato contadini, incentivare produzioni di qualità destinate anche alla trasformazione, istallare distributori di alimenti freschi, posizionare i prodotti locali nelle mense di comunità (scuole, residenze assistite, ospedale) per arrivare progressivamente a consumare localmente quanto è prodotto localmente, con vantaggi per la nostra salute e per la nostra economia generale.

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  3. A proposito di filiera corta...
    Con delibera 335 del 14 maggio 2007 la Regione Toscana approva il progetto "Filiera corta rete regionale per la valorizzazione dei prodotti agricoli Toscani"e fissa i criteri per l'attribuzione dei contributi.
    Con questo progetto la regione eroga contributi a fondo perduto all'80% della spesa ammessa, agli ENTI PUBBLICI singoli o associati che si fanno promotori delle seguenti iniziative:
    MERCATO DEI PRODUTTORI(contributo max) € 80000
    AGRICOLTURA IN PIAZZA € 20000
    SPACCIO LOCALE €120000
    ARTE E CIBO €100000
    PATTO DI FILIERA € 50000.
    La creazione di una di queste inaziative, sarebbe stata PER IL NOSTRO TERRITORIO un OPPORTUNITA' ECONOMICA E COMMERCIALE per chi produce e per chi vuole acquistare , UN INIZIATIVA CULTURALE E SOCIALE per favorire la conoscenza delle produzioni locali,avrebbe contribuito in modo decisivo allo sviluppo della filiera corta mettendo a sistema ,PRODUTTORI-RISTORATORI-TRASFORMATORI-COMMERCIANTI, avrebbe promosso l'incontro tra il mondo della produzione e il mondo del consumo.
    Signora Pizzinelli , come vede i treni passano ,ma qui non si fermano!!!!!!!

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  4. A proposito di FILIERA CORTA... i comuni della nostra provincia hanno deciso in accordo con l'Amministrazione provinciale, di non gestire direttamente i fondi previsti nel bando citato ma di delegare alla provincia stessa la progettazione di un mercato di filiera corta a dimensione provinciale ( e i soldi destinati sono praticamente finiti tutti lì). In tal modo hanno delegato alla provincia oneri e "onori", nel senso che hanno ritenuto di poter rinunciare alla gestione dei fondi sul proprio territorio, a favore di un progetto "spot" e per nulla efficace nè per chi vende nè per l'utente finale.
    In pratica il mercato di filiera corta provinciale prevede il mercato "itinerante" tra i vari comuni in giro per tutta la provincia, in ogni comune il mercato capita una, al massimo due volte all'anno.
    Risultato:
    1) i produttori girano per tutta la provincia, spendendo soldi in carburante e contribuendo all'inquinamento da smog (con buona pace della filiera corta che ha il compito di limitare lo spostamento delle merci)
    2) non ci guadagnano un piffero perchè un mercato 1/2 volte al mese non promuove il loro lavoro.
    3) i cittadini non vengono educati a dare valore ai prodotti locali (altro scopo dei progetti di filiera corta) dal momento che incappare in un mercato contadino una volta all'anno mi sapete dire che ricaduta ha?
    P.s. a Pitigliano il mercato di filiera corta c'è in settembre durante le cantinelle, magari qualcuno se n'è accorto...

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  5. parlo da abitante e consumatore che abita in questa zona, e mi stupisco dei bei progetti di cui parlano nel video Costanza Giunti e Anna Ghetti. Veramente interessante!!!Premesso che non ho le conoscenze tecniche dei commenti precendenti...io mi chiedo: come si può parlare di "filiera corta" in questa zona? Se cercate una zucchina, dei pomodori, in pieno agosto, in un'azienda agricola biologica della zona, spendete benzina e basta, per girare e chiedere. Qui, a parte olio e vino.... non si trova altro! Secondo me bisognerebbe partire dall'abc, e cioè, iniziare a coltivare secondo richiesta. o no? sarà una piccola cosa, ma secondo me , fondamentale!

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  6. Verissimo, anche a me piacerebbe comprare i prodotti della zona freschi, come la verdura e la frutta, d'estate c'è quel simpatico signore che vende le sue cose in piazza, al mercato si trovano le pesche ma poi niente di più...perchè gli agricoltori non provano a coltivare ortaggi e frutta da vendere qui? Forse hanno paura di non venderli o non sanno dove venderli, i verdurai potrebbero tenere i prodotti coltivati nelle nostre campagne e forse anche la coop e la sma. Sarebbe già qualcosa.

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  7. ho presenziato alla riunioni tenute dalla Provincia per promuovere la "Filiera corta", ma non mi hanno convinta, ero in compagnia degli altri coltivatori biologici del gruppo Bio Territorio Città del Tufo, tutti produttori biologici o biodinamici, alcuni di loro hanno partecipato con entusiasmo il primo anno, con minotr entusiasmo il secondo anno, tanto che credo nessuno vi partecipi più
    come si può girare tutta la Provincia di Grosseto e parlare di "filiera corta" come si può pretendere che ci sia affiliazione tra produttore e consumatore, se ci separano chilometri e chilometri ..
    queste iniziative vanno studiate attentamente e pensate bene, non si deve solo usare i soldi che vengono dalla UE e gettare un po' di fumo negli occhi sia dei consumatori che dei produttori

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  8. concordo con Mariella, trovo giustissimo chiedere ai due supermercati presenti a Pitigliano di offrirci prodotti in filiera corta

    mi girano parecchio, quando devo acquistare dei limoni e li trovo provenienti solo dall'Argentina o dal Sud Africa, lo stesso vale per l'aglio

    mi risulta che nelle nostre campagne si coltiva l'aglio rosso di Toscana ... perchè non si chiede ai nostri contadini di coltivarlo e venderlo ...

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  9. Sarebbe bello poter organizzare un mercato locale, in collaborazione con le ass. di categoria, "coldiretti, confcoltivatori,cia" almeno una volta a settimana, basta impegnarsi per farlo.
    Io do la mia disponibilità.

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  10. Vittorio, ottima proposta :)

    penso che bisognerebbe ridare ai contadini la loro dignità e gliela si riconosce solo quando possono vendere i loro prodotti, senza intermediari

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  11. sempre pensando ai giovani credo che sia interessante oltre che approntare coltivazioni biologiche poter anche allestire
    STRUTTURE DI TRASFORMAZIONE COMUNI, esempio SERRE, MULINI, ESSICCATOI CHE SFRUTTANO LE ENERGIE NATURALI.

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  12. A me ha colpito molto l'idea che l'Ospedale di Medicina Integrata avrebbe potuto dare l'avvio ad una serie di attività lavorative sul territorio, alla fine se ci pensiamo è l'uovo di Colombo, quante altre aree avrebbero voluto un'occasione come questa! La nascita del primo Ospedale di Medicina Integrata che diventa il nucleo di un progetto molto più ampio di sviluppo. Questo sarebbe stato possibile se la politica avesse avuto almeno la capacità di immaginare, di progettare e di voler governare i processi. Invece questo Ospedale è caduto come manna dal cielo, in un "luogo" privo di immaginazione, di prospettiva e di voglia di fare. Mi fanno ridere i nostri Amministratori che oggi si fregiano dell'apertura dell'Ospedale, ringraziamoli almeno per non essersi messi di traverso.

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  13. Giorgio triste la tua analisi, ma purtroppo veritiera

    in effetti l'Ospedale di Medicina Integrata avrebbe potuto essere un volano per far crescere e girare tante nuove attività, creando posti di lavoro, indotto e ricchezza, che in tempi come questi non son cose da poco

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