venerdì 7 ottobre 2011

I Consultori Familiari-Storia di una Donna/Strega di Castell'Azzara


sabato 12 febbraio 2011



Nel  ‘68 avevo superato i vent’anni e la protesta studentesca mi aveva appena sfiorato. 
A quei tempi le donne, le madri non partecipavano la politica, rassegnate al loro ruolo.  Noi giovani sentivamo sulla pelle la necessità di cambiare, forse stregate dalla luna. 
Le storie di aborti clandestini, la paura del giudizio delle bollature sociali, la mancanza di informazione sessuale, la vergogna a parlarne, le violenze subite in silenzio, l’omertà che cancella le colpe, la solitudine disperata, non erano più fatti individuali ma coscienza collettiva.
Da noi il movimento femminista non fu folclore, non ne sentimmo il bisogno.  Avevamo già fatte le nostre belle manifestazioni per il Vietnam, per il lavoro.
Avevamo luoghi di aggregazione spontanea, circoli culturali e ludici  oltre a quelli della politica dove i nostri padri, concedendoci la fiducia  conquistata con l’impegno, ci consegnavano il futuro. 
Erano i primi anni ’70. 
La nostra attenzione come donne fu subito sul servizio di Consultorio familiare, appena scritto sulla carta ma ancora da sperimentare.  
Quello di Castell’Azzara fu il primo sull’Amiata, perché ostinatamente voluto,  l’unico intorno al quale si creò una forte  partecipazione di donne, di età e sensibilità politica diversa, soprattutto giovani.
 Fu come lo volevamo, un luogo nostro, proprio al centro del paese, dove entravamo senza vergogna orgogliose di sfidare la paura, le malelingue, i pregiudizi  di sempre.
Un luogo e non solo. Con l’aiuto degli operatori  potevamo finalmente tutelare la nostra sessualità e con l’informazione decidere sulla maternità responsabile, prevenire l’aborto e vigilare poi sulla corretta applicazione della 194, comprendere il nostro corpo ed aiutarlo nelle varie trasformazioni dall’adolescenza fino alla menopausa, contare sul sostegno per affrontare situazioni di disagio familiare e giovanile
Fu una perla.  Una vera rivoluzione culturale e di costumi di vita. 
Un progetto partecipato e impegnativo per noi e gli operatori.
Noi mettevamo la passione e il legame con il tessuto sociale, loro la competenza professionale e la disponibilità, superiore agli obblighi imposti dal lavoro.   Con un risultato ben oltre gli obbiettivi del servizio, di solidarietà di genere  e sociale, di crescita personale, di autostima e consapevolezza delle proprie capacità per tante ragazze.
In una seconda fase, con il riordino dei servizi sanitari, l’impostazione prevalentemente ambulatoriale, che limitava la partecipazione,  prese il sopravvento sulla prevenzione e l’informazione.  Il servizio incominciò a “sedersi” e diventare individualizzato, cioè a chiudersi dentro la struttura in attesa di utenti.
Ci sentimmo scippate. 
Denunciammo la trasformazione con una lettera alle dirigenze  e in una focosa assemblea pubblica.
Ormai le scelte che riducevano i tempi di servizio, la prevalenza allo specifico settoriale, il ridimensionamento del lavoro di equipe, la delega di responsabilità verso il centro a figure apicali, andavano  in altra direzione. Il servizio continua ed è un bene, lo sentiamo  come una grande conquista. 
Guai, se i tagli alla sanità e ai servizi sociali lo limitassero. Lo difenderemmo con le unghie e con i denti. 
                 Perchè non tutte le streghe sono state bruciate, come dice qualcuno. 


Il mio  è un invito a riflettere se così assolve pienamente al proprio  compito di prevenzione, di tutela  della dignità della persona, se riesce a captare tutto il disagio e i bisogni individuali  e familiari sommersi,  ad accompagnare nella dolorosa scelta dell’interruzione di gravidanza nel rispetto pieno della 194, anche con l’introduzione della RU486. 
Lo vogliamo vedere esistere per quello che è;  strumento  efficace d'informazione,  di ascolto e riferimento per i giovani, che malgrado le apparenze, sono ancora i più fragili, disinformati e disorientati e con meno coesione solidale della nostra.


La storia vera è stata scritta per essere postata sul  nostro blog da Emilia Guidotti 
Assessore alle Pari Opportunità nella Comunità Montana Amiata-Grossetana.
Mille grazie Emilia!

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